21 Aprile, Roma: Un inizio tra barconi e Bronx Made in Italy

L'opera della bravissima Itala Fireson che omaggia la nascita di Roma!

L’opera della bravissima Itala Fireson che omaggia la nascita di Roma!

Una bebè con un numero considerevole di padri…più giovani di lei! Oggi 21 aprile 753 a.C. nasce la città di Roma. Gli inizi non sono i migliori. L’Italia è un posto frequentato da gente che se la tira come gli Etruschi o è utilizzata come posto dove spedire i rompiscatole che non ci stanno in Grecia e che si accapigliano con i locali ogni tre per due. Tra mito e storia possiamo riassumere così la genesi dell’Urbe:

1) Versione con i barconi/ritorno alle origini : Un gruppo di profughi scampati alla guerra in Oriente (quella di Troia) vagabonda per il mediterraneo fino ad approdare sulle coste laziali (da cui in teoria erano partiti qualche secolo prima. Qui gli sbandati decidono di rimanere, qualcuno tra i locali non  è molto d’accordo, ci scappa la guerra con qualche ammazzamento ma alla fine gli immigrati vincono e costruiscono una loro città. Dopo qualche generazione  uno che viene da lì fonda la città di Roma dopo aver ammazzato il fratello (che comunque aveva barato nella gara “chi vede più uccellacci in cielo” di poco prima). La città poi comincia ad ingrandirsi…

2)Versione “Bronx”: Lungo il corso del Tevere, vicino al guado dell’isola Tiberina, si forma una comunità di banditi, grassatori, ladri, assassini e chi più ne ha più ne metta. Questa gente, oltre che dedicarsi alla pastorizia, passa il tempo a taglieggiare tutti quelli che passano da queste parti (specialmente i mercanti che se la viaggiavano tra fiume, colline e mare), visto che la zona è una terra di nessuno e i vicini se ne tengono alla larga anche per via delle paludi malsane. La “Banda del Tevere” mette su casa fissa e….

Con degli inizi così precari e sfigati  chi ci avrebbe scommesso qualcosa?

Per avere una risposta basta guarda la lista dei Padri della Patria (titolo ufficiale: Pater Patriae): tra questi compaiono, oltre al fondatore Romolo,  gente come Furio Camillo, Cicerone, Augusto…tre sfigati qualunque che nessuno di noi ha mai sentito giusto?

Now I want to describe the image that the talented Itala Fireson have produced for this event because it is one of her best production : The new city of Rome is depicted like a newborn baby held in the arms of the king-dad, to his left a Consul celebrates the joyful event with a good wine, the other consul, meanwhile,  is preparing the education for the baby. An emperor, with a laurel wreath, observes proud the child thinking about the exercises to make she grow stronger (with some help coming from the upper floor, note the mark on the towel ) and finally a hooded female figure holds a bracelet with two pendants,  a flame and a moon, as amulets for the protection of the baby

Now I want to describe the image that the talented Itala Fireson have produced for this event because it is one of her best production : The new city of Rome is depicted like a newborn baby held in the arms of the king-dad, to his left a Consul celebrates the joyful event with a good wine, the other consul, meanwhile, is preparing the education for the baby. An emperor, with a laurel wreath, observes proud the child thinking about the exercises to make she grow stronger (with some help coming from the upper floor, note the mark on the towel ) and finally a hooded female figure holds a bracelet with two pendants, a flame and a moon, as amulets for the protection of the baby. Happy Birthday little Rome!

Mi soffermo ora un attimo sull’immagine che la bravissima Itala Fireson ha prodotto per questa occasione perché merita una spiegazione dato che ha superato sé stessa (a sopportare me principalmente ^ ^): La nuova città di Roma è appena nata ed è in braccio al re-papi, alla sua sinistra un Console festeggia il lieto evento stappando un buon Falerno Greco, l’altro Console intato si prepara per futura educazione della neonata, un imperatore con alloro osserva orgoglioso la bimba pensando agli esercizi per farla crescere forte (con qualche collaborazione dei piani alti come si vede dall’asciugamano) ed infine una figura femminile incappucciata sporge un braccialetto con due pendenti a forma di fiamma e luna. Ed è proprio quest’ultima presenza che a mio avviso richiama un aspetto fondamentale di Roma: come tutte le donne Roma ha un fascino reale ed umano con un tocco di discrezione  che porta tutti, almeno una volta, a soffermarsi e ad osservarla anche solo per un attimo. E non è uno sguardo che si dimentica facilmente.

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Letto!: L’estate del cane bambino

Copertina anteriore dell'opera letteraria

Copertina anteriore dell’opera letteraria

A buon libro poche parole, per iniziare a leggerlo da subito. Inizio degli anni 60, Brondolo, paesino veneto sospeso tra terra e acqua poco distante da Chioggia:  un gruppo di ragazzi quattordicenni (e non solo) trascorre l’estate tra le luci della loro giovane amicizia e le ombre del vicina adolescenza (già vista come adulta e preoccupante). Questo mondo viene coinvolto e travolto dalla scomparsa di un bambino, fratello minore di un membro della compagnia, durante un momento di gioco, seguita dall’apparizione di un cane nero dai comportamenti troppo umani… La paura deflagra serpeggiando nell’ambiente chiuso e tradizionalista degli adulti, che si rivelano impotenti ed increduli nei confronti di una realtà terribile, cruda ed estranea. Cinquant’anni dopo questo traumatico evento la riscoperta di pochi brandelli di verità impegnerà alcuni protagonisti a riprendere il loro viaggio giovanile tragicamente interrotto. Scorrevole, schietto e solido questo libro stuzzica, accontenta e soddisfa moltissimi palati. La semplicità vigorosa, l’immediatezza comunicativa, i personaggi finemente cesellati (tra i quali emerge l’arzillo e dolcissimo Nonno Cestilio), le ambientazioni scenografiche e coinvolgenti, la scorrevole narrazione dai ritmi alternati , la commistione armonica dei generi letterari, il sostrato di episodi e figure a metà tra realtà e leggenda,  gli spunti di riflessione estremamente attuali, l’ironia e le pregevoli espressioni sono tutti elementi che caratterizzano quest’opera piena di sostanza ed avvincente. Non può quindi stupire la notizia della candidatura al premio Strega di questo eccellente prodotto letterario sincero e di grande spessore che si esprime con una naturalezza vicina alla comune quotidianità condivisa.

Opinione personale:9/10

Titolo: L’estate del Cane Bambino
Autori: Mario Pistacchio e Laura Toffanello
Traduttore:
Editore: 66th and 2nd
Collana: B-Polar
Data di pubblicazione: Ottobre 2014 (prima edizione)
Prezzo: 16.00
Pagine: 218
Codice ISBN: 9788898970056

Collaborazione con il blog “Ilessi”

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Chi l’è?: Settimio Severo, ordine e megalomania

Nel fotomontaggio l'ultimo consiglio di Settimio Severo ai suoi litigiosi pargoli

Nel fotomontaggio l’ultimo consiglio di Settimio Severo ai suoi litigiosi pargoli

11 aprile del 146 d.C.Nasce oggi  in terra africana a Leptis Magna il futuro imperatore Settimio Severo (papi di Caracalla) un tizio con un paio di manie: l’ordine, la burocrazia e la megalomania.  Settì  comincia la sua carriera in modo nepotista aiutato da un cugino del papi che lo fa diventare senatore con qualche magheggio. Il nostro poi decolla come console e quindi governatore sul confine danubiano (Pannonia). Questo futuro imperatore ha un bel cv: conosce la giurisprudenza, parla tre lingue (punico, latino e greco),  gestisce i soldi molto bene (manca la parte militare ma quella se la becca quando va al nord) e si è fatto parecchi viaggio di lavoro nell’impero ( Spagna Tarraconense, Sardegna, Siria, Gallia nord  e Sicilia). Settì fino ad ora è un buon pezzo dello staff imperiale, è social-addicted con le persone del giro giusto, crede nell’astrologia (tanto che si sposa con una siriana, Giulia Domna, solo dopo aver controllato che l’oroscopo non dicesse niente in contrario), si interessa a diverse religioni (Culto di Serapide in Egitto, Misteri Eleusini in Grecia), è acculturato e ha passione per la storia e i beni culturali. La svolta arriva quando muore Pertinace (che era suo amico)e  le legioni della Pannonia lo acclamano imperatore, lui allora prima verifica che le 16 legioni del confine renano-danubiano siano con lui, poi sgambetta lo scalpitante governatore della Britannia Clodio Albino, concorrente  al trono (che è pure suo conterraneo) dandogli la carica di Cesare quindi si prepara per scendere a Roma. In teoria fino ad ora Settì è solo un ribelle-usurpatore perché l’imperatore nella capitale ora è Didio Giuliano (che ha letteralmente comprato l’impero). L’imperatore in carica però non riesce a stoppare questo africano che piomba in Italia con le legioni e Didio finisce accoppato dal sicario del Senato (sempre pronto a cambiare bandiera quando capisce che le cose si stanno mettendo male).  Settì a questo punto mette mano a due problemi grossi di Roma: i Pretoriani (che hanno ucciso Pertinace) e il Senato  (che ha ucciso Didio). I Pretoriani ,che sono ancora per la maggior parte legionari italici, vengono presi di sorpresa, disarmati e licenziati mentre il Senato di fatto viene escluso dalle decisioni politiche. Ora l’impero ha solo due padroni: L’imperatore-boss e i suoi soldati ai confini. Dopo aver riordinato le carte e formato tre nuove legioni Settì parte per l’oriente per bastonare l’usurpatore Pescennio Nigro che è sostenuto dalle provincie orientali e dall’Egitto. Sistemate le cose Settì, vedendo che la Siria sforna usurpatori a nastro, dato che è un territorio ricco, dove stazionano sempre tre legioni ed è vicino agli eterni nemici di Roma, decide di dividerla in due province per evitare altri casini, poi parte per legnare i confinanti ad est che avevano fatto il tifo per Nigro e per avere una frontiera più decente. Conquistato l’Osroene tranne Edessa che lascia all’ex-re (diventato suo amico per forza) e forma una nuova provincia che ha come confine il Tigri. Settì poi crea suo figlio Bassiano (futuro Caracalla) Cesare e parte un nuovo casino fotonico dato che un Cesare c’è già, è Albino in Britannia (che tra l’altro sta molto simpatico al Senato ). Albino quindi passa la manica, arriva in Gallia, raduna le truppe, si installa a Lione e si scontra con Settì. La vittoria dell’africano è totale, Albino si suicida, Lione viene saccheggiata, 29 senatori ribelli sono condannati a morte e ovviamente l’imperatore confisca tutti i loro beni/ricchezze (c’è talmente tanta roba da arraffare che Settì deve schiaffare alcuni tizi apposta a catalogarle e gestirle). Settì non rimane con le mani in mano e torna di nuovo in Siria dato che i Parti ne avevano approfittato per sconfinare in Mesopotamia. Cominciano altre legnate e le truppe imperiali occupano Babilonia, conquistano Seleucia e saccheggiano Ctesifonte. Sul ritorno Settì ci piazza giù una nuova provincia di Mesopotamia e risistema le provincie di Siria e d’Arabia. Dopo il dovere Settì si spara un viaggetto di  quasi piacere in Egitto e si mette a fare il turista-vip: visita Alessandria, guarda qualche tempio, assiste ai riti locali, si mette a ispezionare gli uffici amministrativi ed infine concede per la prima volta nella storia agli Egiziani di diventare Senatori. Dopo il giro a sud Settì torna ad Antiochia e da bonaccione cancella le punizioni e le multe alle ex-città ribelli poi torna a Roma dove celebra i dieci anni di regno (i Decennalia)  e schiaffa la 2 legione Parthica (composta da legionari delle province che gli sono fedeli dato che lo hanno seguito dappertutto)  in un accampamento vicino a Roma (ai “Castra Albana” odierno Albano Laziale) a fare il ruolo di Guardia Pretoriana-Braccio armato dell’imperatore.  Settì  a questo punto riordina&riforma la situa militare: aumenta la guarnigione di Roma e mette in piedi un esercito  di 30.000 uomini in Italia con due scopi: controllo di Roma e tappafalle interno se i barbari sfondano il confine, organizza  delle task-force specializzate in interventi rapidi  (le vexilliationes) e  arruola i migliori ausiliari (specialmente barbari) in unità tipo “forze speciali”. La vita negli accampamenti di questo imperatore migliora parecchio: arriva un aumento dello stipendio (prima volta dopo 60 anni), ci si può sposare durante il servizio (questo creerà problemi più avanti), si migliora la pappa (creazione dell’Annona Militare,  SENZA l’aggiunta di nuove tasse), le promozioni si velocizzano ed i veterani a fine-servizio si beccano bonus fiscali e agevolazioni varie.

In the photomontage the last advice of Septimius Severus to his litigious sons

In the photomontage the last advice of Septimius Severus to his litigious sons

Dopo l’esercito Settì rafforza l’altra componente dell’impero ovvero la famiglia imperiale: crea genealogie con i buoni imperatori  e diventa così proniponte di Nerva, figlio di Marco Aurelio e fratello di Commodo (che fa anche divinizzare per questioni di immagine), utilizza moglie&figli (che per inciso lo seguono dappertutto durante i suoi spostamenti) come testimonial di propaganda in monete, editti e scritti vari, fa diventare l’impero un affare di famiglia (il nuovo boss è suo figlio in automatico), infighetta la corte imperiale con cambi di guardaroba e regole , chiarisce a tutti che l’imperatore in vita è mezzo dio (e da morte lo diventa tutto) ed usa scenografie astrologiche per chiarire il messaggio  (sulla facciata dell’ingresso del suo palazzo la sua immagine sostituisce il Sole al centro tra i pianeti mentre sul soffitto della sua sala delle udienze  è dipinto il suo oroscopo, come a dire, è scritto nelle stelle). Megalomanie planetarie a parte Settì ha un occhio di riguardo per la società: c’è chi riesce a fare soldi e a tenerseli passando da sfigghiuz a top, i responsabili disonesti sono puniti e le associazioni dei lavoratori di categoria sono protette da mobbing e pressioni varie.  A livello economico infine Settì  potenzia di brutto  la burocrazia (non siamo ai nostri livelli ma ci siamo quasi)per fare fronte a tutto sto macello di riforme e gestire sia il patrimonio imperiale (patrimonium) sia il suo patrimonio privato (ovvero la res privata, decisamente overdimensionata dalle ladrate compiute). Finito il periodo di semi-riposo Settì torna in Africa, sistema provincie ed esercito, saluta casetta sua poi torna di nuovo a Roma, altre feste con Giochi Secolari (che si organizzavano ad ogni inizio/fine di secolo, che per i Romani durava 100-110 anni, e con Settì siamo in effetti  a 220 anni dopo quelli fatti di Augusto), si comincia qualche grande opera, si rilascia la nuova versione della mappa di Roma di marmo (la Forma Urbis. Ver.1.1) e si uccide il prefetto del pretorio (papà della moglie di Caracalla) che mira al trono. Mentre a Roma le cose procedono bene in Britannia i barbari fanno casino nei pressi del Vallo di Antonino e Settì decide di non arrugginirsi piombando nella provincia con esercito&flotta tanto grandi che i barbari capiscono di aver fatto una cavolata e chiedono la pace a tavolino. L’imperatore però non ci sta, decide che è la volta buona per conquistare tutta l’isola e organizza due campagne in rapida sequenza (la seconda è guidata da Caracalla dato che l’imperatore è malato e sta tirando gli ultimi). Durante i preparativi per la terza campagna Settimio muore e le sue ultime parole rivolte ai figli sono “fate i bravi, pagate i legionari, fregatevene del resto”  e dopo questi consigli di governo manifesta nuovamente il suo ego oceanico dato che mette le zampe sull’urna dove lo avrebbero incinerato e dice “ tu conterrai l’uomo che l’universo non ha contenuto”. Non c’è niente da fare: se si diventa imperatori le manie di grandezza sono di default. Dopo questo imperatore precisino, burocrate, astrologico-dipendente sale al trono il suo battagliero figlio Caracalla (che abbiamo visto la scorsa settimana). Settimio Severo, imperatore africano di Roma, alla tua salute!

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Chi l’è?: Caracalla, imperatore alessandromane e rissoso

Nel fotomontaggio Carcalla con i suoi giocattoli preferiti

Nel fotomontaggio Carcalla con i suoi giocattoli preferiti

Nasce oggi nel 188 d.C. a Lugdunum (Lione) il futuro imperatore Bassiano, chiamato poi Carcalla per l’abitudine di usare sempre un mantello di tipo gallico con il cappuccio ( una moda che ritroviamo spesso, pensiamo al Cardigan e al Montgomery).  La family di Calla è composta da mamma Giulia Domna, papà Settimio Severo ( futuro imperatore dopo Pertinace del quale abbiamo visto la scorsa settimana la biografia link:) e dal fratellino Geta, più giovane di Calla di un anno e decisamente molto più simpatico a tutti del primogenito. Calla da pupo è un tipo fin troppo sensibile, tanto da non sopportare  gli spettacolari sanguinari tipici del mondo romano, ma vedremo poi che da adolescente scatterà il bipolar-mode on. Il papi diventa imperatore mentre Calla ha cinque anni e il nostro lo comincia a seguire per le campagne militari in giro per l’impero.  Nel 200 Calla trova una moglie (il cui padre viene ucciso dopo poco tempo perchè mira al trono imperiale) ed  inizia una vita da divorziato-in-casa dato che i due coniugi non mangiano né dormono assieme. Dopo due anni arriva quindi il divorzio con l’esilio di moglie del fratello di lei sull’isola di Lipari. Le guerre di Papi-Severo trascinano Calla e Geta dalle zone sud dell’impero fino ad arrivare in Britannia. Qui Settimio muore e  i fratelli, dopo aver fatto pace con i barbari oltrevallo,  tornano a Roma guardandosi in cagnesco. La tensione è tale che si  pensa di dividere l’impero in due parti, est e ovest, assegnate rispettivamente a Geta e Carcalla ma mami Giulia Domna non vuole e i litigi riprendono. Dopo neanche un anno Calla uccide Geta ( che per sfuggirgli era zompato in braccia a mamma), poi si presenta di corsa ai Castra Albana (Albano Laziale) dove è accampata la II Legione “Parthica”  (la mano armata dell’imperatore a portata di mano near Roma). Qui i legionari rumoreggiano perché hanno giurato fedeltà a tutti e due i fratelli e sono molto incavolati per l’assassinio di Geta . Calla recita la parte della vittima dicendo di aver ucciso il fratello perché lo aveva attaccato con intenti omicidi e parte con una tirata in cui elenca tutti i boss di Roma che si sono liberati del fratello (a partire da Romolo in avanti). Alla fine Calla promette un aumento, la consueta bustarella e la costruzione di nuove terme riservate solo a loro nei Castra (praticamente gli offre una SmartBox eterna per una Spa a Km0) purchè i legionari la smettano di menare la tolla. Il Senato viene invece convinto tramite la promessa della solita amnistia per gli esiliati (Calla comunque poi farà fuori 20.00 persone tra gli ex-tifosi di Gela e i potenziali concorrenti al trono,  tra i quali ci sono un nipote di Marco Aurelio e un figlio di Pertinace, arraffando parecchie ricchezze). Diventato il nuovo Boss dell’impero Calla si lancia a menare le mani dato che ha un mito (Alessandro Magno) e vuole essere come lui: sempre in prima fila nelle risse. Mentre il figlio è impegnato a fare il bullo mamma Domna gestisce  l’amministrazione dell’impero .  Abbiamo quindi una nuova moneta d’argento (chiamata Antoniniano), si riduce il peso delle monete d’oro  (meno oro  per singola moneta= più monete= risparmio), si richiede alle province di sganciare quando l’imperatore sale al trono (il cosiddetto aurum coronarium),  si alzano le tasse per i Cittadini Romani (specialmente quelle sui passaggi di eredità e sulla liberazione degli schiavi), il loro pagamento può avvenire più spesso anche in natura o con ore di lavoro e gli stipendi dei legionari vengono aumentati. Ma il nome di Calla è legato specialmente ad  un editto, la cosiddetta “Constitutio Antoniniana” del 212 d.C. che stabilisce questo: tutti i residenti nei territori dell’impero diventano, in automatico, Cittadini Romani (a parte i cosiddetti Dediticii, non è chiaro chi siano esattamente). Questo evento  è una must incrollabile dell’integrazione romana visto che, giusto per ricordarlo,  era dal tempo dei Gracchi e della Guerra Sociale che gli alleati/conquistati da Roma cercavano di diventare Cittadini ( motivi pratici, questo dava la possibilità di entrare in politica e quindi di scalare i gradini del potere). L’editto è però anche una doppia lama: da una parte tutti devono pagare le nuove  tasse (e quindi l’impero può fare cassa più facilmente)mentre  dall’altra però il servizio nell’esercito perde parte del suo appeal (la cittadinanza romana  era uno dei premi a fine servizio).

L'amore di fraterno di Carcalla nei confronti di Geta in un fomonotaggio del cosiddetto Tondo Severiano/ Caracalla's brotherly love in a photomontage of the Severan Tondo

L’amore di fraterno di Carcalla nei confronti di Geta in un fotomontaggio del cosiddetto Tondo Severiano/ Caracalla’s brotherly love in a photomontage of the Severan Tondo

Calla , partito da Roma dopo aver ordinato di cancellare tutte le immagini di Geta (anche nelle foto di famiglia,vedasi il cosiddetto “Tondo Severiano”),  l’ammazzamento della ex-moglie e il completamento di alcuni lavori pubblici (Terme omonime in Roma), si impegna sul confine renano-danubiano: qui  gli Alamanni e i Catti minacciano l’impero. Dopo le (forse finte) legnate e una (vera) bustarella le cose tornano tranquille e Calla sistema la difesa settentrionale dell’impero. Dopo il nord si passa agli affari del sud nella provincia di Mesopotamia e Calla decide di fare il remake della serie “Alessandro Magno e i suoi compagnucci”. L’imperatore si mette quindi ad organizzare una legione sul modello della falange macedone (via i gladii, sotto con le lance), comincia a schiaffare dovunque statue e quadri  di Alex (con esiti alquanto pacchiani ) , chiama i suoi amici e ufficiali con i nomi di quelli di Alex (Efestione, Neottolemo, Cratero…), fa visita alla tomba di Achille (qui, mancoafarloapposta muore il liberto dell’imperatore soprannominato “Patroclo” e così Calla recita la parte di Achille durante i suoi funerali che copiano quelli descritti da Omero) e  poi va in Egitto a fare un saluto alla tomba del Macedone  in Egitto. Mentre è ad Alessandria Calla si vendica della popolazione ( quando era salito al trono gli alessandrini lo avevano sfottuto duro con una satira nella quale ridicolizzavano la sua Alessandro-Mania e dicevano che se la faceva con la mamma, e, per fare la battuta mitologica, la chiamavano Giocasta – che è la Madre di Edipo per intenderci) con un massacro che ci è descritto in due modi:

1) Calla mette in giro la voce di un arruolamento straordinario per la nuova guerra, molti alessandrini si presentano per l’arruolamento portandosi dietro le famiglie, l’imperatore prosegue con la recita poi ad un certo punto ordina ai legionari di massacrarli tutti e cari saluti.

2) Calla organizza un megabanchetto invitando tutti la top-classe di Alessandria,  ordina lo spezzatino (che prosegue per qualche giorni) e si impossessa delle ricchezze dei defunti.

In the photomontage: Carcalla and his favourite toys

In the photomontage: Carcalla and his favourite toys

Comunque, Calla poi torna ad Antiochia e decide di puntare ad est come il macedone. Si comincia con qualche magheggio dato che Calla invita Abgar IX principe dell’Osroene a Nicomedia e quando questo arriva lo rapisce e trasforma il suo regno in provincia romana.  Calla prova a fare lo stesso con il re dell’Armenia Khosrov I, che riesce a catturare con tutta la famiglia, ma la popolazione armena non ci sta e Calla non riesce a mettere le mani sulla regione. Nel regno dei Parti intanto  le cose sono un po’ confuse (come al solito) dato che i fratelli Vologese V e Artabano si odiano (era il periodo evidentemente!). Calla, che ha un ego oceanico, decide allora di fare il colpaccio e chiede in sposa una figlia di Artabano, dicendo che non può sposarsi con gente inferiore a lui e deve per forza beccarsi come minimo una squinzia figlia di un sovrano suo pari ( tra l’altro se andava bene i due imperi diventavano uno solo e con in più un power-up. i Romani erano infatti i migliori per la fanteria mentre i Parti erano aveva una cavalleria che era il top. L’unione di queste forze avrebbe fatto diventare l’impero una forza devastante ). Artabano però  tentenna e alla fine risponde picche. Inizia la guerra e  Calla gioca di anticipo, attacca di sorpresa avanzando parecchio nel territorio dei Parti fino a che non arriva a metà del Tigri ed Eufrate. Lì la truppa borbotta per la distanza e la stanchezza così Calla, preoccupato anche dagli eserciti che gli avversari stanno organizzando, decide di tornare nella provincia romana per preparare il secondo tempo della partita. Mentre sta organizzando la nuova spedizione Calla però viene ucciso vicino a Carre (allora è il posto che porta sfiga!) dal suo vice, il Prefetto del Pretorio Marcino, tra l’altro comandante della Legio II Parthica che abbiamo visto prima. Oggi quindi nasce Caracalla, imperatore lionese e allessandromane decisamente poco fraterno ed estremamante bipolare!

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Chi l’è?: Pertinace, imperatore di testa e di buon cuore

Salutiamo oggi Publio Elvio Pertinace, imperatore romano ucciso in questo giorno dagli immancabili Pretoriani incavolati.La sua vita inizia in Piemonte, ad Alba, dove nasce da un liberto (schiavo liberato) con un nome da manager: Elvio Successo (si era voluto chiamare così perché era riuscito a fare soldi con il commercio delle lana). Quando nasce il pupo avviene un prodigio: un puledro sale sul tetto della villa e poi si lancia giù restandoci secco. Successo chiama un indovino che piazza lì una profezia sul futuro al top del figlio e il neo-papà, mica troppo convinto, risponde che per il momento ci aveva solo rimesso i guadagni del puledro. Pertinace ( il suo nome è un termine che vuol dire, ancora oggi, “Ostinato”/”Testardo”, riferimento alla mentalità di famiglia) cresce e viene educato grammatica e matematica, di modo che poi possa seguire le attività del papi, poi parte e va a Roma a fare il professore di lettere. Nonostante non scribacchi male i soldi e le opportunità latitano e allora Perti decide di puntare sulla Via Appia tentando la carriera militare. Grazie a qualche compiacente amico del papi diventa Centurione e comincia a salire i gradi. Viene assegnato in Siria e qui, beccato a viaggiare con il trasporto pubblico, le auto blu dell’epoca, senza autorizzazione, è spedito dal governatore a raggiungere la truppa sul confine a piedi in mezzo al deserto. Perti si dimostra un buon soldato, combatte contro i Parti, poi viene spedito in Britannia, quindi sul Danubio, passa alla distribuzione dei rifornimenti, a Colonia è comandante della flotta sul Reno,  in Dacia come tuttofare (esercito&economia), tra l’altro nel mentre gli arriva la mamma (con la maglia di lana ) che però schiatta. La sua carriera ha poi una battuta d’arresto per via dell’opposizione ad un suo protettore ma l’imperatore (Marco Aurelio) lo richiama, ha bisogno di buoni generali e ha una patata bollente tra le mani: I Marcomanni infatti hanno sfondato i confini e sono arrivati fino in Italia, ad Aquileia. Perti viene spedito a sistemare le cose, torna a nord con l’imperatore per un contrattacco, guida la I legione, intrallazza nelle province di Retia e Noricum, seda la rivolta di Avidio Cassio in Siria, torna a nord e poi diventa governatore della straricca provincia della Siria. Nel frattempo gli nasce un figlio dalla moglie Flavia Tiziana che però non è il massimo della fedeltà visto che si cianfruglia con un musicista (non c’è niente da fare, se uno suona, cucca) mentre Perti sembra che si pastrugni con una tizia il cui nome è tutto un programma: Cornificina! Comunque ora sul trono c’è Commodo (quello del Gladiatore) che rinuncia la guerra al nord e corre a Roma per spassarsela.

Nel fotomontaggio la colazione dell'imperatore Pertinace all'Alba, per un impero più dolce.

Nel fotomontaggio la colazione dell’imperatore Pertinace all’Alba, per un impero più dolce.

Perti viene convocato a Roma con la scusa di affidargli degli incarichi ma in realtà i nuovi cortigiani lo spediscono a casa sua (e comunque rimanere a Roma con Commodo che processava, sequestrava e uccideva senza troppi problemi non era proprio il massimo). Perti si mette a fare il business man e si occupa bene delle sue proprietà in Italia risistemando l’attività del papi. Commodo lo richiama perché in Britannia i soldati rumoreggiano.Perti passa la Manica e si ritrova in un bel casino dato che i legionari lo vedono bene come imperatore ma lui no. Partono diversi casini e lui ci rimette quasi le penne dato che si ritrova ferito in mezzo ai cadaveri dei suoi. Dopo aver sistemato le cose Perti sente di una congiura e avvisa l’imperatore che sistema le cose nell’unico modo che conosce: spezzatino. In Britannia il clima è pesante e Perti torna in Italia per occuparsi di distribuzioni alimentari per poi arrivare alla carica di Proconsole D’Africa (praticamente continua a pensare alla pappa dato che l’Africa è il granaio della città di Roma) e anche qui deve affrontare dei disordini fomentati da sacerdoti fenici.  Dopo l’Africa viene richiamato a fare il Prefetto a Roma e si trova coinvolto nella lotte tra Imperatore e Senato. Durante una carestia il popolo rumoreggia e il Prefetto del Pretorio usa i Pretoriani per qualche macellamento ma gli uomini di Perti intervengono e dopo poco tempo il prefetto del pretorio finisce male. Commodo sragiona e massacra gente a destra e manca, finendo accoppato dopo una notte turbolenta. Gli assassini poi corrono subito da Perti. Questo, svegliandosi e vedendo i più vicini all’imperatore che gli irrompono in casa, per di più armati, pensa che siano lì per farlo fuori. Anche quando gli dicono “a ‘mbecille sei tu il nuovo imperatore” Perti non è proprio convinto e decide di andare dai Pretoriani per vedere come stanno le cose.  Questi non sono molto per la quale, sanno bene che il Perti è un tipo tosto rispetto a Commodo, ma devono fare buon viso a cattivo gioco dato che il popolo è con lui (e comunque Perti promette la mazzetta categorica).

Dopo popolo e soldati è il turno del senato che accetta il nuovo boss con qualche mugugno tipo “prima però obbedivi a Commodo” (diciamocelo: non è che ci fosse molta scelta).Perti Imperatore si trova delle belle gatte da pelare e decide di fare di tutto per mantenere la calma: allontana gli spioni, annulla le condanne politiche e le confische, taglia le spese della corte, richiama gli esiliati, licenzia i magistrati che si sono comprati le cariche (se lo facesse ora non rimarrebbe al suo posto nemmeno un bidello) ed infine riorganizza il tesoro imperiale in due sezioni: quella sua privata e quella dell’impero. Dopo essere diventato boss Perti molla le sue proprietà ai figli e alla moglie e tiene lontana la famiglia dal trono imperiale (per evitare che in caso di caduta finisse coinvolta in massacri e simili). Moglie e figlio infatti non si beccano i titoli ordinari di Augusta e Cesare (anche se questi titoli compaiono su monete e iscrizioni per motivi d’immagine) e i figli non vengono portati a palazzo, ma rimangono dal nonno nella casa di famiglia e vanno in scuole e palestre come tutti. Il papi-boss quindi si mette a governare l’impero andando a trovare i suoi cari ogni tanto non come il dominatore del mondo ma semplicemente come padre (momento tenerezza 1). Gli ex-concittadini di Perti approfittano della sua carica per andargli a fare visita e chiedere favori ma il boss non ne concede, beccandosi il soprannome di “Buono a parlare” (nel senso che poi non combina niente) e qualche acido commento sulle sue passate attività di usura. La situazione a Roma non è però tranquilla dato che i Pretoriani si trovano presto un nuovo tizio da fare imperatore che però scappa dal loro accampamento, denuncia tutto a Perti e poi se la fuga. Il nostro piomba dai legionari, conferma le mazzette li calma. In politica interna Perti deve affrontare un crack finanziario pauroso (Commodo aveva lasciato i conti in rosso per pagarsi i suoi divertimenti come banchetti, gladiatori e gnocca) ed inizia con un’asta pubblica delle carabattole dell’ex-imperatore, dove si mettono in vendita le escort e i prostituiti, i servizi buoni, i vestiti di lusso, armi e gli ammennicoli high-tech. Coi guadagni Perti paga i Pretoriani e può occuparsi dell’economia imperiale. Siamo in una fase di Austerity e Perti, che è stato soldato ma ha maneggiato i soldi, si lancia a tutto campo: abolisce i Telepass per riattivare il commercio, leva gli interessi sui prestiti per gli agricoltori, rende coltivabili nuove terre e migliora quelle scarse, potenzia i trasferimenti alimentari per militari e civili. All’estero Perti smette di dare soldi ai barbari e punta sulla disciplina militare. Intanto Pretoriani e cortigiani rumoreggiano: i primi non possono fare i bulli come prima e i secondi devono rigare diritto senza vizi. Mentre Perti è a Ostia a controllare il grano in arrivo dall’Africa, i Pretoriani riprovano a sostituirlo con un altro tizio. L’imperatore torna a Roma, denuncia il tentativo in Senato, esilia l’antagonista (senza ammazzarlo) e rimprovera i Pretoriani ricordandogli le mazzette pagate.

Copertina del volume finanziato dalla Fondazione Ferrero sull'imperatore piemontese

Copertina del volume finanziato dalla Fondazione Ferrero sull’imperatore piemontese

Ovviamente dopo la congiura qualche pretoriano ci rimette le penne, sale la paura e i legionari decidono di farla finita. Una truppa marcia verso il palazzo imperiale e lo trova sguarnito. La moglie di Perti lo avvisa che le cose si mettono male e….beh qui non c’è chiarezza quindi ecco le due versioni:

  • Comica: i Pretoriani cercano l’imperatore nel palazzo, lui fugge e viene ucciso mentre cerca di sfuggire alla cattura correndo intorno al suo letto
  • Seria-Tragica: i Pretoriani assediano una stanza del palazzo, Perti manda avanti il Prefetto del Pretorio (in teoria il loro capo) che però se la fuga abbandonandolo. L’imperatore ed ex-soldato affronta a parole i legionari (senza però chiamare le guardie a cavallo e le truppe che potrebbero salvarlo) e li ha quasi convinti ma uno lo ferisce e gli altri, panicati dalle conseguenze, lo ammazzano. Lui non si scompone e muore coprendosi il volto. Assieme a lui muore Eletto, l’unico schiavo che non era fuggito e che anzi aveva combattuto fino all’ultimo per difenderlo (Momento tenerezza2)

Oggi quindi scompare un imperatore decisamente troppo buono che ha governato per meno di tre mesi cercando di sistemare un grande impero malato e che ci possiamo immaginare terminare i discorsi con un piemontesissimo “Neh!”.

P.s.

Nonostante la Nutella e la Ferrero siano venuti parecchi anni dopo Perti ad Alba l’immagine di oggi lo raffigura così proprio perché recentemente (2013) la Fondazione Ferrero ha finanziato la pubblicazione di un bel volumazzo di quelli che fanno figo negli studi in radica di ciliegio che ha come soggetto proprio lui che in fondo ha avuto un regno come un vasetto di Nutella: troppo dolce per durare a lungo.

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Che si dice?: Mitra e parole

Chesidiceblog2Un articolo del quotidiano “ La Repubblica”(link in calce) riporta dell’avvenuto recupero di alcune opere artistiche ed archeologiche da parte del  Comando dei carabinieri per la Tutela del Patrimonio Artistico. Tra questi beni culturali ecco una statua antica raffigurante il dio Mitra nell’atto di sgozzare un toro, un’iconografia comune per questa divinità proveniente dall’oriente il cui culto si diffuse per tutto l’impero romano, che nell’articolo viene chiamata “Mitra Autoctono”. Ora, a meno che non mi sbagli, autoctono significa originario del luogo in cui si trova. Come è possibile che Mitra sia autoctono in Italia? Ma questo ammazzatori non  aveva origini Indiane/persiane? Certo che lo è, il problema è stata limprecisione da vocabolario o da autocorrettore del pc (sappiamo tutti quanto possa essere odioso): Mitra TAUROCTONO (cioè “Uccisore del Toro”) è l’epiteto (cioè il titolo) con cui questa divinità è comunemente conosciuta che in questo articolo è stata trasformata in un nuovo dio tipico della terra italica come Saturno o Quirino. Speriamo solo che a Kazzenger non lo prendano troppo sul serio……

Screen dell'articolo pubblicato oggi sul sito di Repubblica

Screen dell’articolo pubblicato sul sito de “La Repubblica”

La splendida scultura recuperata

La splendida scultura recuperata

http://roma.repubblica.it/cronaca/2015/03/27/news/carabinieri_recuperano_un_picasso_e_una_statua_romana-110580546/

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Visto!: La solita Commedia – Inferno

La Solita Commedia – Inferno Ita, C, 2014

Reg: Fabrizio Biggio e Francesco Mandelli

Cast: Fabrizio Biggio, Francesco Mandelli, Giordano De Plano, Tea Falco, Marco Foschi

I nuovi Dante e Virgilio nel loro viaggio terreno

I nuovi Dante e Virgilio nel loro viaggio terreno

Il nuovo film del duo comico Biggio&Mandelli parte da buone premesse ma non riesce proprio a svilupparsi come potrebbe. I peccati contemporanei rischiano di mettere in crisi l’inferno, che non è attrezzato per smistare ed accogliere i nuovi dannati. Le lamentele di Minosse a Lucio (Lucifero) smuovono i piani alti del Paradiso e così Dante Alighieri viene inviato nel mondo dei vivi per redigere il catalogo dei nuovi peccati e consentire il rinnovamento dell’ inferno, come ha già fatto in passato (SIC!). Lo spaesato fiorentino e la sua riottosa guida terrena, Virgilio, trentenne precario italiano, si addentrano quindi tra i gironi dell’infernale vita contemporanea. E qui lo sviluppo si confonde perché l’attenzione si sposta tutto su scene corali, vivacizzate da elementi video-ludici (vedasi Dante’s Inferno), nelle quali vengono fatte emergere figure  poco chiare (ora peccatori ora vittime) che fanno da contorno ai soliti sketch grotteschi del duo che tengono ancorata la narrazione a siparietti modesti e di fatto privi di freschezza. Non basta a risolvere questo sviluppo fumoso la sequenza in cui Virgilio, finalmente convinto tramite sequestro penale da un Gesù Cristo teen-ager e fumettoso (direttamente dal mondo Don Alemanno), descrive con bravura di guida i seccatori (ambiguo, Dante non doveva schedare i P_eccatori?) della vita quotidiana-contemporanea. Non si riesce (o non si vuole) dare di più nonostante qualche brivido di piacere: le rese provenienti dalla Commedia originaria (Minosse “rotante” e gli svenimenti continui del poeta), un Dio eccezionalmente umano (alcolista, costantemente sotto psicofarmaci, fumatore e confusionario), il siparietto della famiglia divina (in cui il cameo della Madonna è imperdibile), i litigi e la concorrenza sleale tra i Santi, le citazioni di film quali “La Grande Bellezza” o “Trainspotting”, i diversi temi di grande attualità stigmatizzati con ferocia implacabile e grande arguzia (pubblicità invasive, la social-life come droga, tragedie trasformate in spettacoli irrinunciabili, veri e propri eventi sociali, imbranature con le password del wi-fi). La conclusione aperta non assolve al compito di invogliare a desiderare un seguito che forse occhieggia nell’ultima sequenza del film, infelicemente collocata insieme ai titoli del film insieme alla canzone-brand “Vita D’inferno”. Insomma questa Commedia, ipotetico specchio dantesco contemporaneo, restituisce un riflesso parziale, distorto e poco riconoscibile che di solito ha veramente troppo, di umano poco o nulla e di comico un vuoto a rendere.

Parere personale: 5/10

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Letto!: “Pillole di Jenus” N°2 (2015)

Back Cover della nuova pubblicazione di Don Alemanno

Back Cover della nuova pubblicazione di Don Alemanno

La nuova raccolta di sketch di Don Alemanno è un piccolo scrigno di opere raffinate ed eleganti. Partendo dalle due copertine rigide è possibile capire immediatamente il marcato tema artistico che contraddistingue questa pubblicazione. Un’irriverente ed impeccabile Monna Lisa apre infatti il volume, chiuso da un vivace mosaico che rimanda al linguaggio iconografico di Andy Warhol.  Entrambe queste immagini sono avvertimenti: Attenzione, qui si ride seriamente!  Un pubblicazione cartacea decisamente troppo dinamica e vivace per essere un mosaico di semplici strisce comiche, che risulta infine molto più simile ad un programma di intrattenimento leggero e di buona riflessione culturale, tipo Crozza per intenderci. Nello sviluppo della narrazione Don Alemanno si muove con raffinata arguzia, alternando momenti di pausa a sketch rapidi, riuscendo a creare l’illusione di essere tra il pubblico di uno studio televisivo durante il dibattito su argomenti che spaziano dalla riflessione biblica a scottanti argomenti di attualità contemporanea. In pochi e semplici tratti l’autore riesce a condensare uno spirito comico e satirico raro che colpisce con abilità l’obbiettivo prefissato per poi tornare in guardia e preparasi al nuovo assalto senza scomporsi minimamente e mantenendo intatto il suo stile. L’alternanza tra strisce pubblicate ed inedite garantisce la componente-imprevisto che soddisfa tutti i tipi di lettore evitando ristagni del flusso mentre le contestualizzazioni, che descrivono i fatti di cronaca a cui le strisce si riferiscono, rendono la consultazione agevole ed immediata senza appesantire l’apparto grafico. Tutto questo condensato e racchiuso in una semplice sequenza di strisce comiche che favoriscono una riflessione critica e a tratti necessaria su temi della memoria sociale contemporanea a cui veramente pochi possono sottrarsi. E allora, tornando al tema del linguaggio artistico, possiamo citare senza remore Magritte dicendo che “Ceci n’est pas…una serie di vignette e fumetti!”. È decisamente molto di più.

Parere personale: 8,5

Titolo: Pillole di Jenus N°2 (MMXV)
Autore: Alessandro Mereu (Don Alemanno)
Traduttore:
Editore: Magic Press
Collana: Pillole di Jenus – N°2
Data di pubblicazione: Febbraio 2015 (prima edizione)
Prezzo: 9.90
Pagine:63
Codice ISBN: 9788877599742

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Chi l’è?: Elagabalo/Eliogabalo imperatore tra due sponde

Il fotomontaggio mostra il sobrio gusto nel vestire e truccarsi dell'imperatore Elagabalo

Il fotomontaggio mostra il sobrio gusto nel vestire e  nel truccarsi dell’imperatore Elagabalo

Il top della raccomandazione: appena nato e ha subito un impiego dal nonno! Elagabalo, che fa la sua comparsa oggi nel mondo, è infatti sacerdote (per eredità) del dio El-Gabal (cioè il Dio-chefabbrutto -nella montagna) nel territorio di Emesa (attuale Homs) il cui simbolo/simulacro è una pietra-meteorite. Il pischello è di origini arabo-siriane ma salta fuori a Roma in una famiglia con parentele imperiali dato che la mamma , Giulia Soemia, è cugina dell’imperatore Carcalla. Quando il cugino schiatta il potere viene preso da Macrino, ex prefetto del pretorio che passa alla top class, che, furbo come un’aquila, esilia Ela&family ad Emesa in quanto parenti dell’ex boss. La mossa non si rivela molto intelligente perché una volta arrivati a casa questi cominciano a complottare contro di lui. Mamma Soemia comincia a mettere in giro la voce (falsa) che Ela è il figlio di Carcalla e parecchi ci cascano (alcuni sono convinti anche dalla nonna Giulia Moesa che sbologna ricchezze ai legionari mentre Macrino è in fase Austerity). In breve parte il rivoltone, Macrino prova a combattere ma viene sconfitto e ucciso durante la fuga. Ela vittorioso si proclama imperatore da solo, senza aspettare il sì del Senato come era normaeregola, e si mette in viaggio per Roma. Arrivato nella capitale Ela, dopo avere concesso un’amnistia politica,  comincia a combinare un casino dietro l’altro: inizia quindi con il decidere che il suo Dio deve diventare l’unica divinità a Roma con il nome di “Deus Sol Invictus” (e già qui parte male perché a Roma si accettano gli dei “made in” ma li romanizzano, vedi con gli dei Greci)  e si mette a costruire un enorme tempio (che in uno slancio di fantasia chiamerà Elagabalium) dove radunare tutti gli oggetti sacri di Roma (che di norma non schiodavano mai dai loro posti),  sposa una Vestale (sacerdotessa che, come sappiamo, doveva rimanere vergine per tutta la durata del suo mandato) per rendere più chiaro il concetto di unione tra le due religioni, nomina alcuni tizi del suo entourage come Prefetti dei Vigili, dell’Annona dell’Urbe (E li sceglie proprio bene, sono, rispettivamente, un ex-cocchiere, un ex-parrucchiere e un ex-danzatore, gente con delle competenze totalmente idonee ai loro nuovi compiti, non vi pare?) , ammette nonna e mamma alle sedute del Senato (roba che non era mai successa e non si ripeterà), crea un Senato delle Donne che ha il potere di decidere su alcuni argomenti (non oso immaginare temi e tempi dei dibattiti), infine, giusto perché stava andando troppo bene, comincia ad avere un paio di amanti maschi che chiama “i suoi mariti”pubblicamente (e dice chiaramente di essere la loro moglie), si trucca vistosamente (rovinandosi pure la pelle) , si mette a fare il  prostituto ( prima nei bordelli pubblici e poi direttamente in una stanza nel palazzo imperiale da dove, dietro una tenda, invita i passanti ad entrare, roba alla ”Sciao bèlooo” e  via discorrendo…), quindi decide di tentare un’operazione chirurgica per cambiare sesso ma poi ci rinuncia per paura dell’eccessivo dolore . I casini di Elagabalo gli fanno perdere rapidissimamente favore e la nonna se ne accorge e decide di affiancare a Ela Alessiano,  suo cugino. Alessiano quindi prende il potere dell’impero diventando Cesare mentre Ela prosegue con gli affari religiosi e divorzia dalla vestale per un matrimonio più canonico con una nobile romana. Ad un certo punto scatta il macello. Ela si accorge che il cuginetto è molto più amato di lui e le prova tutte per ucciderlo ma la protezioni di Nonna Mesa rendono questi tentativi vani. Ela cerca allora di annullare l’elezione del cugino e di coprire le sue statue di fango ma scatta la reazione del popolo&soldati e deve fugarsela. Ela è decisamente esasperato e decide di fare uno scherzone: mette in giro la voce che il cugino è molto malato e sta per schiattare per vedere le reazioni. I Pretoriani a ‘sto punto fanno una casino pazzesco e chiedono che i due si presentino nel loro accampamento. Ela dopo qualche giorno  compare con la madre ed  il cugino dai legionari che acclamano Alessiano e non si filano Ela. L’imperatore ordina l’arresto dei ribelli ma i pretoriani, non solo non gli danno retta, ma decidono che è ora di finirla con queste bizzarrie e gli si rivoltano contro. Ela viene quindi raggiunto e ucciso mentre  è abbracciato alla madre che lo segue nella morte. I pretoriani si sfogano sui corpi dei defunti portandoli in giro per la città e lanciando quello di Ela nel fiume. Dopo la sua morte si restaura la religione romana da cima a fondo come era una volta, alle donne si vieta l’ingresso in Senato per sempre, le statue e le iscrizioni di Ela vengono distrutte e sull’imperatore e sacerdote di El-Gabal cala il sipario. In tutto questo però Ela qualcosa di buono, per quanto paradossale, l’ha combinato. Il suo governo  è stato infatti talmente fuori dalle regole che suo cugino Alessiano (poi imperatore con il nome di Alessandro Severo)  ha potuto vedere tutto quello che NON si deve fare quando si è imperatori e ha imparato bene la lezione.  Ecco perciò a voi la vita di Elagabalo, imperatore, sacerdote e rivoluzionario!

Ps. visto che recentemente si parlava di fumetti una curiosità dal mondo della Nona Arte: Neil Gaiman, autore della famosa serie di Sandman, ha scritto un fumetto-fiume sulla vicenda di Elagabalo dal titolo “Being an Account of the Life and Death of the Emperor Heliogabolus” in sole 24 ore. Bel Lavoro!

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L’ho letto! “Felinia’s Enciclopedia Tregatti –Volume I, Sopravvivere al proprio gatto”

“Paciuffolosamente Graffiante”

Titolo: “Felinia’s Enciclopedia Tregatti –Volume I, Sopravvivere al proprio  gatto”
Autori: Simona “Felinia” Zulian e Andrea “Ribosio” Ribaudo
Editore: Dentiblù
Data di pubblicazione:Febbraio 2015
Prezzo: 9,30 €
Pagine: 46
Codice ISBN: 9788889786505

come-sopravvivere-al-proprio-gatto-2È noto a tutti come la vita con un esemplare della specie “Felis Catus” sia scandita da regole precise che resistono in quello risicatissimo spazio tra “il Sapiens vorrebbe” e il “Catus concede” e in questo senso molti sono gli esempi che possiamo trovare sparsi tra i vari social network. La nuova opera del duo Sketch&Breakfast è un’intrigante compendio che assolve con facilità ed arguzia a due principali funzioni: manuale  del giovane adattatore e manifesto dell’opposizione pelosa. La copertina rigida è molto chiara in proposito: il richiamo alla seconda delle due sezioni, reso con toni cromatici che compongono una grafica lucifelina, identifica chiaramente nel pelliccioso quadrupede il protagonista di questa operetta simpatica e responsabilizzante.  È possibile infatti osservare un ironico e completo percorso di ragionevolezza interspecie che, nonostante si risolva praticamente sempre in favore della felino, può consentire all’umano di arrivare ad alcuni concetti molto basic per l’adattamento all’animaletto “domestico” ed evitare alcuni comportamenti  da primate salta-rami che ancora oggi contraddistinguono molti (decisamente troppi) fra noi. Zampe ben ancorate a terra (o che ci ritornano presto) poggiano su un’altra caratteristica della narrazione: la schietta praticità che è diretta verso i punti fondamentali di una conoscenza consapevole del rapporto umano-gatto. La bilancia è quindi pienamente equilibrata tra comicià, ironia, didattica e gattica, un esito che  soddisfa con convenienza. Il risultato è quindi in definitiva un discorso paciuffulosamente graffiante che proprio come un gatto forse rende cauti all’inizio, ma termina con un abbraccio dal quale  è difficile staccarsi.

Parere personale: 7,5

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Sua Signoria Illustrissima Tom, primo del suo nome, felis naviliensis fetens fetens manifesta il suo interesse per la nuova pubblicazione. Primo caso di affacciamento fuori-cesta spontaneo documentato.

Sua Signoria Illustrissima Tom, primo del suo nome, felis naviliensis fetens fetens, manifesta il suo interesse per la nuova pubblicazione. Primo caso di affacciamento fuori-cesta spontaneo documentato.

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